Castrum Mori Lupo

Indirizzo
Via San Michele, 34, 00067 Morlupo RM, Italia
Poco distante dal tracciato della via Flaminia, Morlupo si profila con tutto il suo bagaglio leggendario su di un dosso di trachite e tufi. E il suo mucchietto di case, sospeso nel groviglio di tetti, si incunea a strapiombo tra due convalli che precipitano nel verde rassicurante di una vegetazione immersa tra vallette ammantate di ulivi. “Castrum Mori Lupo: così era detta nel Medioevo, quando si sviluppa come nucleo abitato, in relazione alla limitrofa statio “Ad Vigesimum", la stazione di posta del XX miglio della antica via Flaminia. Lascia tuttavia sullo stemma il ricordo - tutto da verificare - di una sua presunta derivazione come colonia delle Legioni Martie che avevano come un'insegna un animale: aquila, lupo, cinghiale, cavallo, ecc.. : “Il territorio di Morlupo (...) si crede un'antica colonia di soldati detti Martis Rapaces Lupi, dal qual nome si vuole che in compendio si sia poi detto quel luogo Mar Lupi, e poi Morlupo” (N. M.Nicolai, Memorie, leggi ed osservazioni sulle campagne e sull'annona di Roma, 1803). Ma in realtà è da considerare piuttosto, insediamento Capenate che in quest'area del distretto vulcanico Sabatino si distribuiva in tanti oppida fortificati a controllo della valle del Tevere. “…è situata sopra una delle ultime pendici del monte Musino, come la vicina Terra di Castel Nuovo, e forse un tempo era uno degli oppidi, che formavano la lega dei Capenates Foederati, della quale si fa menzione nelle lapide antiche, imperciocchè il modo particolare con che sono cavate le rupi, che ne precedono l'ingresso, ridotte oggi a grotte per usi comuni, insinua facilmente che furono un tempo sepolcri, e per conseguenza che ivi esistè una popolazione fin da' tempi remoti” (A.Nibby, Analisi storico antiquaria.., 1849) Se pur affascina la ipotesi del “more lupi”( vivere al modo del lupo) come risposta dell'oracolo richiesto dai primi abitanti, la solo cosa che appare certa è il ricondurre Morlupo a feudo degli abati di San Paolo fuori le mura in Roma nel XIII secolo. Dagli abati romani si passa agli Orsini. La rosa, il collare di ferro e il compasso, imprese araldiche di Niccolò III, marcano la balaustra della cordonata del Castello che fa da spartiacque urbanistico: incipit al nucleo medioevale che la voce popolare chiama Mazzocca. E il tessuto si fa fitto e intricato in un dedalico gioco di vicoli casupole e scalette dal tono assai pittoresco. Rompe il groviglio la chiesa di San Giovanni Battista che nasconde le sue fattezze rinascimentali sotto un più recente abito barocco. Dagli Orsini ai Borghese: e il gioco è fatto nel segnare di emblemi e palazzi l'abitato e, con esso, le vicende storiche del paese fino alle più recenti sollevazioni contro l'Annona e il governo Pontificio. Il resto è storia di ordinaria consuetudine in una provincia il cui debito e legame con Roma fatica ancora a divincolarsi.