Civitavecchia

Civitavecchia

Come arrivare
Da Roma: - Autostrada A12 - Via Aurelia (SS 1) Ferrovia: da Roma Termini, con partenza ogni 40 minuti circa. Durata del viaggio 1 ora e 10 circa. [...]

Civitavecchia

Al centro della sua storia

E' bella, Civitavecchia, sia che il visitatore percorra il lungomare sia che entri nella parte alta della città. Ha dei tramonti autunnali che rappresentano cartoline di rara bellezza.

Parlando proprio di immagini, quella più diffusa sui ricordi di chi viene dall'esterno è senza dubbio quella di Forte Michelangelo, , autentico ritrovo cittadino all'interno del proto, che oggi ospita la Capitaneria. La sua costruzione fu decisa dallo Stato Pontificio a protezione dello scalo marittimo. Le mura che circondano l'insieme sono opera del Bramante e sono state ristrutturate come l'antica fontana. Da vedere il Bastione, torre ottagonale facente parte delle mura che nel periodo del Medioevo abbracciavano con la forma di un trapezio l'abitato della città. Che vanta anche una ossequiosa statua a Giuseppe Garibaldi, a ricordo della ribellione risorgimentale dei civitavecchiesi, dopo quasi mille anni di dominio papalino.

La patrona di Civitavecchia è Santa Fermina, omaggiata il 28 aprile, giorno della sua scomparsa. Tale ossequio sotto forma di festa contiene una processione in costume la statua della santa è trasportata con un rimorchiatore sul faro antica della città. Nel frangente le trombe delle navi suonano quasi fosse un'atmosfera gioiosa e divertita.

Le prime tracce di Civitavecchia sono collocabili nel periodo etrusco, a parte qualche ritrovamento preistorico. Era un villaggio poi divenuta città vera e propria con l'antico nome di Centumcellae nel periodo dei Romani, al ritorno di Traiano, nel 103 d.C.: tutta Civitavecchia dispone di resti delle tombe etrusche e del periodo preromano.

Visto l'antico nome della città, Centumcellae, proprio sul corso Centocelle si può incontrare un tratto di strada romana. Appartengono all'epoca di Traiano le Terme Taurine, costruite all'inizio della strada che conduce a Tolfa ed Allumiere in una zona che consentiva di sfruttare al meglio l'acqua calda e che ancora oggi si sino conservate benissimo. In ambito termale non va dimenticata la Ficoncella, che si trova a nord della città ed è tra le poche vasche di acqua sulfurea sempre aperte e funzionanti e; di questo piacevole benessere tessevano le lodi addirittura i Romani e gli Etruschi, che ne elogiavano i benefici.

Il centro storico di Civitavecchia non si sottrae a una storica e intelligente distribuzione urbanistica dei periodi remoti, visti i tanti cuniculi recanti direttamente al mare, impiegati anche per fuggire, dagli attacchi provenienti dal mare.

Nel VI secolo Bisanziò strappò la città ai Goti, e Procopio di Cesarea, storico bizantino, racconta dell'importanza geografica del posto. Il periodo dell'antica Costantinopoli durò fino all'VIII secolo. La città passo sotto lo Stato Pontificio fino alla conquista saracena dell'876. Gli antenati dei civitavecchiesi furono agevolati da Papa Leone IV, il quale, per dare rifugio e lavoro, scelse i Monti della Tolfa come dimora dei fuggitivi. Con la possibilità, futura, di ricostruire una città più ampia, che arrivasse fino ai colli tolfetani, dal mare, con il nome di Leopoli. Provò, il pontefice, a portare via il nome di Centumcellae, ma il posto divenne comune autonomo diventando Centocelle poi Cencelle. La popolazione, disorientata, mise ai voti la possibilità di tornare a Civitavecchia, che fu ribattezzata Civitas Vetula, e un marinaio esperto, Leandro, convinse, con la sua capacità oratoria, anche i giovani, a far ritorno alla patria natia. Sembra una leggenda capace di storie favorevoli e contrarie ma non la è, tanto vero è che la quercia con le lettere O.C. divenne il simbolo della città in quella che ai nostri tempi è piazza Lenadra, cui si accede tramite un archetto nelle mura medievali. Quelle due lettere, OC, presenziano l'araldo della città, e per alcuni sarebbero tradotte in "Ottimo Consiglio", quello del marinaio Leandro ai giovani di tornare nella città di mare; per altri sarebbero le iniziali di Ordo Centumcellensis, in ricordo delle origini romane di Civita Vecchia. Di certo c'è stato che la Leopoli denominata Centumcellae e Cencelle, voluta da Leone IV, lasciò il posto alla scoperta dell'allume sulle proprietà pontificie e con essa si hanno le prime tracce di Allumiere. Il porto civitavecchiese si sviluppò e nel 1072 i cittadini costruiscono la rocca sui resti del porto con il nome di Civita Vetula, da cui nascerà il nome odierno.

Il potere temporale gestì bene Civitavecchia, con Nicola V che restaurò le mura (1455) e Sisto IV le regalò un ottimo acquedotto. Giulio II proseguì l'opera di organizzazione cittadina con grandi risultati, per il commercio e per la sistemazione urbanistica. La fortezza fu progettata dal Bramante anche il monumento prese il nome di Michelangelo, che ricevette la commissione di Papa Paolo III, realizzando solo la parte superiore, quella esagonale, nel 1535.

La città non perde il passo, capisce la sua importanza, e migliora nelle strutture di sostegno al lavoro e all'attività mercantile: tutti i pontefici che seguirono, da Giulio III, che fece terminare le mura del Sangallo (1555) iniziate quarant'anni prima, a Papa Sisto V, che istituì la flotta pontificia, compresero la posizione strategica, per i collegamenti con il Nord e per l'impostazione dei viaggi marinari. Clemente VIII e ancora Paolo V e poi soprattutto Urbano VIII contribuirono a riportare il porto civitavecchiese all'antica funzionalità lasciata indietro dopo la caduta dell'Impero Romano.

Alessandro VII volle mettere a difesa della città un importante arsenale andato distrutto durante la II Guerra Mondiale, ma intanto il porto fu un vitale centro di raccolta e vendita di cereali, ben compreso anche da Roma. Le armi e la potenza militare servì, intanto, nella lotta all'Impero Ottomano, e, nel 1693 Civitavecchia ottenne qualifica e status di città, un anno esatto dopo che Innocenzo XII aveva restaurato le Terme di Traiano. Per lo Stato Pontificio Civitavecchia era il capoluogo di tutta una vasta area, che andava da Tarquinia ai Monti della Tolfa. Nel 1809 Napoleone annesse anche i possedimenti papali alla Francia e l'imperatore fece mettere in piedi il Tribunale, la Camera di Commercio e una delle prime stazioni meteo.

Nel 1814 Napoleone aveva intrapreso la via del tramonto, e Pio VII riprese quell'opera di espansione commerciale e istituzionale che avrebbe continuato a garantire tanto interesse a una città che ne aveva viste di tutti i colori, ma i cui meriti, geopolitici e legati alla grande volontà, non erano in discussione. Poi Leone XII fece tornare una sede vescovile il complesso urbanistico, che non era così importante dalla caduta di Centumcellae. Papa Gregorio XVI scelse di costruire il Teatro Traiano, con tanto di bella facciata da ammirare.

Con il passare dei decenni maturò un sentimento liberale, tra i cittadini, e come fu proclamata la Repubblica Roma, il 9 febbraio 1849, il popolo civitavecchiese non esitò ad apporre il tricolore italiano a Forte Michelangelo. Ma il 24 marzo Napoleone III spedì il Generale Oudinot per imporre di nuovo lo Stato Pontificio. Civitavecchia pensò ai francesi inizialmente come amici e anticlericali: nulla di più sbagliato. Pio IX fu l'ultimo rappresentante del periodo precedente all'Unità Nel 1859 fu messa in opera la ferrovia Civitavecchia-Roma, opera indispensabile. La vera liberazione arrivò il 16 settembre 1870, appena quattro giorni prima della Breccia di Porta Pia; Nino Bixio e il suo plotone fecero ingresso in città tra due ali di folla festante. Civitavecchia era diventata italiana: era finita l'occupazione papalina che ebbe i suoi natali nel 728. Un millennio!

Ma le sofferenze tornarono nemmeno 100 anni dopo perché Civitavecchia fu rasa al suolo da 76 bombardamenti, in 13 mesi, dal maggio 1943 al giugno del '44, ad opera delle Forze Alleate.. Civitavecchia pagò un prezzo elevatissimo, al secondo conflitto mondiale e alla Liberazione, 250 caduti oltre ai danni alle infrastrutture storiche. L'8 marzo 1999 Civitavecchia ha ricevuto la Medaglia d'Oro al Valor civile per il coraggio dimostrato dai suoi abitanti

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