Filacciano

Come arrivare
  Da Roma: A1 direzione Firenze, uscita Ponzano Romano, poi SP20a sino a Filacciano [...]

Filacciano

Nel “luogo degli eremiti”

Filacciano non è propriamente il paese che si classificherebbe come “luogo di passaggio”: arrivare in queste zone della valle del Tevere è stato anticamente ed è ancora oggi un desiderio di esplorazione e di ricerca della tranquillità, che ha sempre accompagnato l'atto del “mettersi in viaggio”. La nascita del primo nucleo abitato è molto singolare e sicuramente unica nel suo genere; la particolare conformazione del territorio, la sua collocazione nella valle e la lontananza dai nuclei di popolazione stanziati storicamente nelle vicinanze, ha fatto nascere questo luogo come un eremo. La prima costruzione di cui si hanno notizie è la Chiesa di Sant'Egidio, santo venerato in molte realtà italiane e decretato quale patrono del paese; l'antico complesso rurale è ancora oggi visitabile poco fuori dal centro storico. Al suo interno troviamo dei magnifici affreschi sempre più bisognosi di importanti restauri.  In questo luogo giunsero, nel corso dei secoli, moltissimi eremiti e i loro nomi vennero elencati nel Registro dell'entrata ed esito della Venerata Confraternita di Sant'Egidio della terra di Filacciano (in realtà solo per la seconda metà del 1700); si pensa che in origine il suo possesso potesse essere riconducibile ai monaci benedettini della vicina Farfa, che ha avuto un ruolo importante sia come centro commerciale e viario che come diocesi e punto di riferimento geografico e strategico. Filacciano era anche il luogo ideale per la difesa militare; alcune persone del posto tramandano storie in merito ai metodi di comunicazione, per la maggior parte con segnali di fumo, che caratterizzavano il paese, con Ponzano sistemato alla sua sinistra e Farfa alla sua destra, controllando che tutto fosse tranquillo nelle cittadine vicine. La donazione del “fondo filacciano”, da parte di tale Zano all'Abbazia sopra citata, viene evidenziata già dal 779 d.C. e una bolla di Papa Stefano IV (817), conferma il possesso del Casalis Flaccianus da parte di essa. Al primo secolo dell'anno mille si può ricondurre la nascita del primo nucleo abitato di Filacciano che, entrato negli interessi della famiglia Orsini, trovò distruzione in parte nel 1486 quando papa Innocenzo VIII lo tolse ai suoi possedimenti. Una volta tornati, gli Orsini si ritrovarono a contribuire alla sua riedificazione. In seguito allo Scisma con la chiesa d'Occidente, la Chiesa riprese possesso di tutto il territorio laziale: in questo periodo storico andrebbero inserite le varie compravendite di Filacciano, la quale vide numerosi “passamano” tra i Savelli, gli Orsini, i Naldi, i Muti, la famiglia Mauri, i Ferraioli e i Del Drago. Dal 1870, con la presa di Roma, Filacciano fu inserita nella Provincia di Roma come piccolo comune. Gli appuntamenti ricorrenti in questi luoghi sono: la festa di Sant'Antonio Abate (17 gennaio), l'apprezzatissima Sagra delle fave e del pecorino, nella grande e italiana tradizione del 1° maggio; il Corpus Domini a giugno, i festeggiamenti in onore di Sant'Egidio, dal 31 agosto al 2 settembre, e la festa della Madonna in programma per il 1° ottobre. L'ingresso alla vecchia “rocca” è unico del suo genere e numerose fonti vorrebbero come progettista un allievo del più famoso e blasonato Bernini; nei primi insediamenti della storia del mondo, infatti, il concetto di piazza veniva visto come uno “spazio vuoto lasciato appositamente tra le abitazioni per la vita quotidiana”. Qui invece c'è un grande studio sulla prospettiva tra gli archi e si deduce come solo una “figura professionale” avrebbe potuto eseguire un lavoro così accurato, dettagliato, nei minimi particolari. Il complesso abitativo è letteralmente spalmato sulla porzione di terra collinare su cui sorge; si entra dal primo arco, passando per la suddetta piazza, appena fuori la porta principale del paese, ai cui lati ritroviamo delle torrette militari. Attraversando il viale principale, su cui si riversano la maggior parte delle abitazioni dei paesani, si giunge sino alla parte “posteriore” dell'abitato, alla fine del quale si trova un caratteristico asilo, il cui “riscatto” (come citato dalla targa) è dovuto all'impegno di Monsignor Bernardo Doebbing, il quale si fece riservare in questo una piccola abitazione in cui trovare la pace, la tranquillità e la serenità d'animo che solo certe realtà periferiche, lontane dal traffico e dalle corse delle grandi città, possono fornire.

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