Monte Compatri

Come arrivare
Da Roma: A1 direzione Napoli, uscita San Cesareo [...]

Monte Compatri

Monte Compatri, il colore dei borghi

La storia di Monte Compatri, comincia nell'Ager Labicanus, ove sorgeva l'antica città di Labicum, colonia di Alba Longa che fu conquistata dai romani nel 418 a.C.. Nel Medioevo le dominazioni da parte delle famiglie baronali si susseguirono fino ai Borghese, che conferirono al paese l'aspetto odierno, o quasi, poiché all'epoca la suddivisione in borghi non esisteva ancora. In compenso, il gioiellino della città è tutta opera loro. Si tratta del duomo di S. Maria Assunta, seicentesco, la cui facciata è opera dello stesso Carlo Rainaldi che prestò a lungo la sua sapiente mano alla famiglia Borghese e progettò, tra le altre, la chiesa di Santa Maria in Campitelli a Roma e il duomo di Monte Porzio Catone. Il campanile, invece, fu ricavato dall'antica torre del palazzo baronale.

La torre è un vanto per la città, ma in particolar modo per il borgo che la ospita e che l'ha posta sul proprio stemma araldico. Creazione recente ma dal sapore antico, la suddivisione in borghi contribuisce a riportare in auge quell'atmosfera del tempo che fu, e conferisce al paese un aspetto pittoresco. Passeggiando per le vie di Monte Compatri, infatti, le variazioni cromatiche saltano immediatamente agli occhi. I colori del Borgo Ghetto (quello della torre, appunto) sono il giallo e il blu. Quelli del borgo San Michele, di cui fa parte la piazza del Mercato, il blu e il rosso, mentre sullo stemma è raffigurato l'arcangelo Gabriele. Centrale è anche il borgo le Prata, con la sua bandiera a scacchi bianco-verdi e l'angelo minatore sullo stemma, visibile concretamente sulla fontana dell'Angelo di piazzale Busnago. Chiudono la rassegna il borgo Missori, rosso-nero con un albero di castagno sullo stemma, comprendente il convento di San Silvestro, e il borgo Pantano, nella frazione di Pantano Borghese, i cui colori sono il giallo, il nero e il blu e il simbolo una spiga di grano. Ogni anni a ferragosto i borghi si sfidano in un palio che prevede una gara di arcieri. Chi vince, si arroga il diritto di canzonare gli altri. Chi perde dovrebbe essere buttato in una botte piena d'acqua, ma per evitare infortuni si è preferito mantenere la canzonatura come unica penitenza.

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