Palestrina

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Palestrina

L'antica Praeneste Importante da sempre, è stata l'ultima, a cadere sotto Silla e Roma. Vanta il più grande museo d'Europa, gioiello di architettura moderna, fin dai tempi antichi. Ha dato i natali a uno dei più grandi compositori, Pierluigi Giovanni “Da Palestrina”. Nell'antichità era in ottima posizione come via di collegamento tra i due mari, e come punto di raccordo tra il Centro Italia, il Nord e il Sud Testimonianza di enorme spessore storico è il Santuario della Dea Fortuna Primigenia, che risale al II avanti Cristo quando Roma viveva il periodo sillano, e l'antica Praeneste viveva da decenni un brillante periodo di scambi commerciali con il lontano Oriente. Non è un caso che da queste parti siano passati personaggi di grande preparazione, se pensiamo a Verrio Flacco, letterato, grammatico e insegnate vissuto a cavallo tra il I secolo avanti Cristo e la venuta di Gesù; fino ad arrivare ai fratelli Mann, Thomas e Heinrich, e con, in mezzo, visto il periodo in cui ha vissuto, Pierluigi appunto "da Palestrina". Con lui parliamo del Medioevo ma soprattutto dell'alba della musica. Visse dal 1525 al 1595 dando linfa vitale ai decenni che verranno dopo, con la sua dedizione e la sua sensibilità incastonate nelle opere sacre provate e riprovate, migliorate e compiute. E' stato, senza ombra di dubbio, il miglior ambasciatore culturale avuto nei secoli da questa ridente città, fatta di saggezza popolare ma anche del senso del lavoro delle sue genti. Tanto che chi viene da fuori sa apprezzare l'ospitalità ricevuta dai residenti e le offerte di Palestrina, dalle strutture dedicate alla cultura, al cristianesimo e alla qualitativa porzione gastronomica, fino agli scorci paesaggistici, davvero belli. Con la sensazione di respirare aria buona ad altitudine non impossibile, a soli 30 chilometri dalla Città Eterna. Palestrina gode di una posizione speciale, su una delle cime dei Monti Prenestini, in un'area verde compresa tra il fiume Aniene, sponda tiburtina e sublacense, per intenderci, e il bacino del Sacco. Il nome originario ha almeno tre scuole di pensiero, con Virgilio che attribuisce la fondazione della città a Ceculo, figlio di Vulcano. Plutarco, invece, richiama il nome greco dell'albero leccio, prinistos. Un'altra attribuzione ancora è a firma di Catone che parla di Praeneste, dal latino praene, ovvero parte alta, e "ste", radice latina del verbo stare che indica chi sta, appunto, nella parte alta. Ma il nome Praeneste è chiamato in causa fin dal precedente e remoto VIII secolo a.C. quando il Latini organizzarono tante città e paesi facendone un'unica lega, appunto denominata Latina. Il periodo dei Romani non risparmiò Palestrina, nella civile di Roma, con la città prenestina che si schierò col console Mario ma venne battuta e conquistata da Silla, che la collocò quale colonia militare romana. Divenne feudo nel 970 dei Conti di Tuscolo e nel XIII secolo, come per Zagarolo, divenne terra di lotta tra la famiglia Colonna e il Papato. La famiglia patrizia subì la scomunica di Bonifacio VIII che fece distruggere la città, ricostruita nel 1306. Nel 1572 tale è stata l'importanza di questa città da diventare principato, e nel 1630 fu ceduta a un'altra famiglia importante, i Barberini. In epoca recente, Palestrina ha sofferto la distruzione della II Guerra Mondiale, ma fu proprio in occasione di un bombardamento che venne alla luce il santuario della Fortuna Primigenia, punto di grande rilevanza storica e culturale, per le radici di questa città. Si parlò della sua esistenza già nel IV secolo a.C. e nel III anche se nel II ebbe il suo massimo splendore per l'attenzione avuta quale luogo di culto. Viene definito il massimo complesso di architettura tardo-repubblicana: venne costruito grazie a quei cittadini diventati ricchi con il traffico commerciale costruito verso Oriente, e con le guerre e le conquista. Il santuario era conosciuto in tutto il mondo dei Romani per la devozione dedicata a Fortuna Primigenia, la prima nata tra i figli di Giove. Alla cui divinità i fedeli chiedevano aiuto per la sorte delle loro vicende. Ma la cosa che stupisce di questo tempio è che fin dall'antichità è stato costruito in discesa arrivando, con i suoi vicoli, fino a Labico, diventando, di fatto, il museo a cielo aperto più grande d'Europa. E la visita dettagliata, attenta, può durare fino a un'ora, sulle sole cose più rilevanti, ma è un omaggio da produrre assolutamente. Per capire anche il senso della distribuzione urbanistica dei tempi antichi: qualcosa di assolutamente moderno, capace di anticipare di tanti secoli ciò che sarebbe stato, delle grandi città. Meritano menzione e una dettagliata visita la Chiesa di Sant'Agapito, patrono di Palestrina, sistemata in pieno centro, e il Convento Francescano, posto di grande quiete, con la sua innalzata collocazione. La prima è la cattedrale cittadina e venne costruita su un tempio cristiano nel IX secolo per poi essere ampliata nel XII: la seconda struttura di preghiera risale al 1420 quando il vescovo Sommariva e Giacomo Colonna, signore della città, aprirono la strada all'arrivo di un primo nucleo di frati Minori Osservanti ai quali fu affidata la chiesa di San Biagio. Nel 1495, con l'aumento delle persone dedite alla vocazione, i frati si trasferirono nell'attuale ubicazione, con una famiglia di Palestrina che offrì le risorse economiche per la costruzione della chiesa, che venne consacrata il 14 aprile 1504. Da non tralasciare Santa Rosalia, che è stata la cappella della famiglia Barberini iniziata nel 1640 all'interno del palazzo baronale. La volle il principe Taddeo, con il contributo dello zio che era il cardinale Antonio seniore, la portò a termine il figlio di Taddeo, Maffeo. Il quale la dedicò a una santa siciliana alla quale era stata attribuita la fine della peste a Palermo, nel 1624. Fu proclamata da Urbano VIII patrona degli appestati.

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