Riano

Come arrivare
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Riano

  Riano la verde. Questo è un concetto carico di contenuti. Non c'è casa, villa, sul viale centrale come nella parte bassa del paese, che non sia ornato da vasi di ogni misura, da alberi di ulivo o altra specie. E' una missione, quella di questo paese, incastonato tra la l'antica Via Flaminia e la Via Tiberina, che rappresentano le due possibilità di arrivare qui. Con la seconda che costeggia il Tevere e collega la zona di Labaro e Prima Porta ai primi paesi che portano negli antichi possedimenti dei Capenati. In entrambi i casi si fa apprezzare, se sali dalla Tiberina passando dal Belvedere: se arrivi dalla Flaminia, 25° chilometro, sei subito nel cuore del paese. Quel viale, tuttavia, induce in errore, perché in fondo a esso, il visitatore, ignaro, prende una discesa che fa conoscere un'altra parte, di questo aggraziato paese. Collinosa, nata sulla roccia tufacea, è spesso mèta di turisti, vista la vicinanza a Roma e Civitacastellana. Non sembra ma è esteso, con le frazioni di Colle delle Rose, la prima che si incontra, poi c'è La Rosta quindi Procoio Vecchio, Procoio Nuovo e Costaroni. Proprio al suo ingresso dalla Flaminia fu ritrovato il corpo di Giacomo Matteotti, il 10 giugno 1924, e la città ha voluto omaggiare il martire socialista di quel disgraziatissimo ventennio di persecuzioni, torture, guerra e distruzioni, con un monumento a futura memoria e ossequio. Questo è il primo dato del periodo "contemporaneo", sul piano storico, che ogni rianese vi dirà, come è successo parlando con un cittadino e con un componente della pubblica amministrazione. Da visitare a Riano... Di sicuro da ammirare la Piazza Principe di Piombino, così chiamata perché la città toscana fu elevata a principato dall'imperatore Rodolfo II (1594) e fu assegnata alla nobile famiglia Ludovisi. Di questa famiglia Ippolita sposò (1681) Gregorio Boncompagni ma non nacque alcun erede maschio. Nel 1702 venne combinato il matrimonio della figlia primogenita Maria Eleonora Ludovisi con lo zio Antonio Boncompagni all'evidente condizione di unire i cognomi e gli stemmi, in favore di un solido titolo, quello del Principe di Piombino. Sul viale centrale si sale a sinistra, prima che la strada biforchi, e dopo una ripida salita, c'è la Cittadella Ecumenica, centro di studi religiosi che ha la sua cappella a unica navata capace di 300 persone; ogni giorno è posto di devote preghiere e silenti riflessioni. Un posto che accorcia le distanze, come sensazione assoluta, tra Dio e l'umano e umile peccatore. Tornando in discesa verso il viale centrale del paese, nella parte in cui si stringe il paese, dopo una bella discesa e una salita, di fianco al monumento dedicato a quei cittadini di Riano caduti nella Seconda Guerra Mondiale, un'apprezzabile fontana dedicata a San Giorgio, mèta ideale, coi suoi scalini, degli attimi di relax e ristoro. Più giù verso il centro storico, il Lavatoio ricorda un'altra tradizione, quella del lavaggio a mano dei panni da parte delle volenterose donne di Riano. Al centro dedicato agli anziani, di fianco al quale è stato costruita il nuovo palazzo dello Sport in particolare dedicato alla pallacanestro, c'è proprio la sensazione che Riano non divida le persone di diversa generazione ma anzi le integri e le faccia bene convivere. In questo contesto troviamo il monumento dedicato all'Università Agraria di Riano, configurante il simbolo dell'ente, fatto dallo scultore Quinto Lucertini. E' di rilievo non solo per la bravura del maestro, morto diversi anni fa, ma perché l'accademia di studi gestisce ben 300 ettari di terreno, pascoli, boschi e un'area dedicata all'estrazione di tufo. Nel parco sito nella parte bassa della città ci sono altri monumenti: uno rappresenta il Presepe, composto sempre dal tufo e costruito anche questo da Lucertini, che faceva anche dei bei quadri. La storia - I primi insediamenti furono compiuti dagli Etruschi, che nel 307 avanti Cristo furono costretti, dopo due anni di pressioni e una sorta di embargo, a cedere tutto ai Romani, già forti da conquistare Capena, che era una sorte di città-provincia dall'attuale zona flaminia e tiberina fino all'ascesa collinare dell'antica Fidene, sulla via Salaria. Nel territorio di Riano sussistono delle tombe romane capaci di testimoniare quel periodo. Dopo i Romani Riano come altre cittadine, subì l'invasione dei Barbari, guidate da Alarico, nel 409, e Gensenico, 455, con tutti i saccheggiamenti del caso. Nel 476 cade l'Impero Romano d'Occidente, e ci furono vere e proprie guerre tra i Goti e i Greci. Nel 593 arrivarono i Longobardi con uccisioni impietose oltre a snaturare la qualità delle campagne. Gli atti di barbarie ebbero fine nel 774 e gli unici difensori di Roma e della vasta provincia, in questo lungo periodo, erano stati papi come Gregorio Magno e Leone III, che incoronò Carlo Magno imperatore nell'800. Ma dopo Carlo il Grande, sino alla fine del IX secolo, ricominciarono i disordini e le stragi. Vennero poi i Saraceni a completare l'opera di barbara distruzione di Roma e delle sue campagne. Da questi disordini nacque il feudalesimo; la civiltà romana era basata sul concetto di stato e di proprietà assoluta, nella civiltà feudale esisteva solo una classe di possidenti che esercitava il diritto di sovranità. Un discorso a parte, dopo essere stato lasciato in un'impietosa situazione di degrado, merita il Castello di Riano, per fortuna (ottobre 2013) completato nel restauro. E' sempre lì, maestoso, fin dall'XI secolo, poi passò a Guido Borbonesi, famiglia da cui discendono gli Orsini. Costruito sulla sommità del colle, sulla roccia, nella piazza principale del borgo con tre torri rotonde, presenta al viandante due piani oltre il pian terreno; lì c'è la cappella per le funzioni religiose con alcuni dipinti, molto belli, dello Zuccari. Allo stesso livello le scuderie e la cisterna per raccogliere l'acqua piovana: al primo piano gli alloggi e una sala centrale, ai piedi di una delle torri lo spazio adibito a prigione. La grandezza del maniero concedeva il giusto spazio al tema della difesa rappresentata dalla milizia, cui l'ideatore del castello ha riservato un alto muraglione sul lato nord, restaurato nel 1958 dal Genio Civile. In tempi medioevali il paese contava 700 abitanti, in tempi moderni il lato est ospita la piazza con la chiesa parrocchiale. Sul lato ovest, invece, il palazzo baronale che ospita il municipio attuale. La sua storia nasce nel 1151 con Guido dei Borboni, si completa dei suoi tanti proprietari, da Papa Adriano IV ai monaci benedettini di San Paolo fuori le Mura, da Stefano Colonna, signore della vicina Castelnuovo di Porto ai fratelli Gaddi, dai Cesi ai Ruspoli fino ai Boncompagni Ludovisi. Riano è... Riano è tanta roba, come si dice nel calcio. Con fierezza il vice-sindaco Italo Arcuri racconta: "Ogni terza domenica del mese, da ottobre in poi, ci sarà la novità del mercatino dell'artigianato. Mentre a fine luglio è seguita da un grande pubblico, che viene anche da lontano oltre che dai paesi limitrofi, la Sagra della Panonta (la Pancetta)". Il tufo è un elemento di grande legame, per Riano, che sul tufo nasce e cresce, si evolve: infatti "il Concorso del Presepe più originale viene, nel suo naturale periodo natalizio, integrato da un elemento decorativo in tufo. Sempre sotto Natale, organizziamo un concoro di pittura e uno di fotografia. E un'iniziativa che ha fatto parlare di noi molto al di fuori di Riano è stata, senza dubbio, quella del Festival delle Cave, musicale, che è giunto alla VI edizione. Succede nell'ultima settimana di luglio, in collaborazione con l'Orchestra Lirico-Sinfonica del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Se pensate che quest'anno abbiamo avuto come ospite l'attore e cabarettista Lello Arena, negli anni passati un compositore e maestro del livello planetario di Nicola Piovani! E ancora Pippo Baudo, presentatore conosciuto almeno in tutta Europa, per i tanti Festival di Sanremo che ha presentato, ed Enrico Montesano, amato e stimato in tutta Italia". Sul piano gastronomico una specialità che viene dal periodo delle due guerre mondiali, è il Pollo alla Creta, ben rappresentato dal cuoco rianese Cosimo Ambrifi, che si può assaporare nei ristoranti in cui ha lavorato qui. Un piatto davvero buono, che ci hanno tramandato nonni e padri. Non va dimenticato il Pangiallo, un dolce che, in chiave di battuta, il secondo cittadino di Riano, Arcuri, definisce "la nostra risposta al Panettone di Milano". Una particolare attività sportiva riguarda la parte di Riano che dà sulla Via Tiberina, sull'ansa destra del Tevere (fronte a Roma, visto che il fiume parte dall'Umbria e va verso il mare, sfociando a Fiumicino): qui troviamo un centro specializzato nello Sci Acquatico chiamato Oasi del Tevere. Altra cosa singolare di un paese che sa farsi stimare, apprezzare, piacere.

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