Roiate

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Roiate

 Roiate, l'impronta di San Benedetto sulla "Fonte Roja" degli Equi

In posizione panoramica sulle pendici del monte Scalambra a cavallo tra le valli dell' Aniene e del Sacco, si trova il territorio che gli Equi chiamavano della “Fonte Roja”; un territorio abitato fin dall'epoca preromana, come testimoniano i resti ancora ben visibili delle mura poligonali risalenti all'età del ferro. Gli Equi ne fecero una roccaforte durante la loro lotta contro Roma ma alla fine dovettero cedere e diventare alleati di quella che fu poi una delle maggiori potenze del mondo antico.

Nel Medioevo Roiate cadde sotto l'influenza feudale dei monaci sublacensi e della Diocesi di Palestrina per quel che riguardava gli affari ecclesiastici; al proposito merita di essere citata una tradizione secondo cui sdraiandosi su un masso abbia lasciato un'orma, con il proprio corpo, San Benedetto da Norcia. Fin dal IV secolo per custodire il masso contenente l'impronta del corpo del Santo, fu eretta una chiesa e più tardi un convento di monache. Il convento non sopravvisse per molto tempo ma la chiesa, intitolata proprio a San Benedetto, esiste ancora. L'Impronta del Santo ha dato origine a un miracolo, che consiste nella formazione di una serie di gocce di liquido che nascono dall'Impronta e che si raccolgono ai piedi della pietra usata come giaciglio dal Santo, la “sudorazione”. Tale fenomeno, che si è diradato negli ultimi anni, è stato foriero di negativi  presagi  (si è manifestato in tempi più recenti, in occasione delle guerre mondiali e del terremoto dell'Irpinia, 23 novembre del 1980). Le gocce della sudorazione venivano pure utilizzate nella medicina popolare come ultima risorsa per i moribondi.

Nel 962, per riconoscenza dei servigi ricevuti, Ottone I, Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, dichiarò Roiate “libero comune” e il borgo ottenne lo stemma poi ricamato sul gonfalone comunale. Il nome Roiate potrebbe nascere dalla radice arcaica latina Rus (luogo d'acqua) e la desinenza longobarda “ate”,  tipica dei toponomi legati ai luoghi occupati sin dal V secolo dai Longobardi.

Nel 1435 la popolazione di Roiate prese parte, assieme a quelle di Affile  e Ponza (così si chiamava allora l'attuale Arcinazzo Romano, alla distruzione del castello di Roccasecca.. Da questo fatto storico nasce il detto locale: "Ponza, Afile e Rujate sò tre cani arabbiati". Per tutto il Medioevo Roiate restò sotto il governo prima degli Abati claustrali e curiali e poi sotto quello dei Cardinali commendatari fino a quando, nel 1753, il Pontefice Benedeto XIV abolì il potere dei cardinali commendatari su Roiate e su altri 17 castelli e li pose sotto la "Congregazione del buon governo".

L'isolamento sia economico che culturale del territorio, privo fino alla metà del secolo scorso di vie di comunicazioni soddisfacenti, ha permesso la conservazione del suo territorio boschivo e montano che fanno oggi di  Roiate un apprezzato centro di villeggiatura meritevole di essere visitato. Oltre questa considerazione, è un paese che merita per la natura pressoché incontaminata, per vedere i resti dell'antico borgo, tra cui quelli del castello risalente al XII secolo,  le chiese di San Tommaso e di San Benedetto (che conserva l'Impronta del corpo del Santo), i Santuari  della Santissima Trinità  e della Madonna delle Grazie, e i resti delle chiese di San Salvatore, Patrono di Roiate, festeggiato il 9 novembre, San Rocco e Santa Maria.

Un periodo particolarmente favorevole per visitare Roiate è il mese di agosto in cui, durante l'“agosto roiatese”, si tengono numerose sagre, tra cui una dedicata agli gnocchi nel giorno di San Rocco (16 agosto) e una all'abbacchio, rigorosamente allevato nei pascoli del circondario.

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