Zagarolo

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Zagarolo

Zagarolo

E' bella, Zagarolo, che sembra quasi opera di pittori della scuola veneta o della più tarda scuola fiamminga. Con un centro storico che ci arriva direttamente dal Medioevo, risalente al XVI secolo. E tutto questo con un senso della geometria che non appartiene soltanto a Palazzo Rospigliosi ma anche alla Chiesa di San Lorenzo, sistemata davanti al Comune. Laddove, al centro della piazza, c'è lo stemma, per terra, con lo stendardo cittadino, raffigurante i tre colli e le lettere S.P.Q.G. con il fondo rosso granata; colore ripreso, poi, dalle diverse squadre sportive della città, il calcio in testa. Scelta cromatica posta di fianco al color oro che evidenzia la luminosità, anche culturale, di questo bel paese della provincia di Roma. Il nome Zagarolo viene da sagum, il comune saio dei frati, che all'epoca degli antichi romani era una mantella rosso granata. Spiccano le chiese di San Pietro e San Lorenzo, e quella di Santa Maria delle Grazie. La prima, dedicata all'apostolo, sorge sul luogo di una più antica risalente al XII secolo, e basata su un'edicola campestre costruita in memoria del passaggio di Pietro a Zagarolo per annunciare il Vangelo. Ha un significato profondo, sul piano della della cristianità, dunque. Nella prima metà del XVIII secolo il duca Giovan Battista Rospigliosi decise di ricostruirla con l'aiuto degli architetti di famiglia, Gerolamo Caccia, Nicolò Michetti, Ludovico Sassi Rusconi. Il 1° novembre 1725 la chiesa di San Pietro venne consacrata. L'interno è completamente rivestito di decorazioni con finti marmi, ben distribuito con due cappelle più grandi e quattro piccole. L'uomo ne vive il senso di grandezza guardando la verticalità della cupola, la parte elevata e le grandi finestre. L'apprezzamento che il visitatore dimostra è indirizzato alle pitture sotto forme di pala firmate da artisti della bravura del genovese Giovanni Agostino Ratti e di Gerolamo Pesci, e di Giuseppe e Tommaso Chiari. Il ligure ha dipinto nel 1728 "I Santi Pietro d'Alcantara e Antonio da Padova in adorazione del Bambino Gesù". Pesci ha prodotto "I santi Domenico, Francesco da Paola e Leonardo in adorazione della Trinità", dello stesso anno. Giuseppe Chiari ha iniziato "La consegna delle Chiavi", che suo fratello Tommaso ha completato, e l'opera si può ammirare sull'altare maggiore. Collegata da una via retta a Palazzo Rospigliosi, con una bella facciata e capace di sostituire un'antica struttura della fine del X secolo, troviamo San Lorenzo, anche nota come Basililca Collegiata. Nei secoli successivi l'hanno messa in opera e migliorata nei particolari due famiglie nobili che hanno apprezzato i loro soggiorni zagarolesi, ossia i Colonna e i Ludovisi, entrambi tra il 1500 e il 1600. Nel primo caso venne reso onore alla facciata, nell'altro, per volere di Donna Costanza Ludovisi Pamphilj, vennero lavorati la crociera con la cupola e il presbiterio. L'interno è a navata unica con sei cappelle laterali, essenziali, per dimensioni, e le decorazioni si fanno stimare. Hanno lavorato qui apprezzati maestri quali Ciro Ferri, Giuseppe Chiari, Agostino Masucci e Placido Costanzi. Ma San Lorenzo detiene una bella opera di Antoniazzo Romano del 1497, donata da Pietro Colonna, il Trittico del Redentore tra i Santi Pietro e Paolo. Attenzione anche a Santa Maria delle Grazie, che è del Medioevo (1260) e fa parte dell'Ordine dei minori conventuali. Sita fuori dall'antica cinta muraria del paese, la chiesa è stata lavorata nel 1500 e nei primi due decenni del 1600, con le migliorie strutturali che hanno riguardato l'unica navata e il chiostro. Mentre nel 1700 sono stati perfezionati gli altari e le pale, espressioni pittoriche di profondo significato religioso e artistico. Anche se i quadri sistemati sugli altari provengono dalla chiesa dei conventuali di Gallicano, soppressa dal bollettino definito Breve Pontificio del 1748 per scelta di Benedetto XIV. In quelle opere è visibile la mano e il talento di quei pittori vicini ai Rospigliosi come Onofrio Avellino, napoletano, Gerolamo Pesci e Giuseppe Chiari, autore del Miracolo di Santa Rosa da Viterbo, all'affresco di Sant'Anna e a quello di San Domenico, San Giuseppe e il monogramma mariano. Una piacevole sorpresa per tutti quelli che hanno giocato ai soldatini è il Museo del giocattolo,   istituito nel 1998 e nell'ala est di Palazzo Rospigliosi. Una bella visita per le famiglie, per tornare indietro nel tempo, per vedere le differenze tra le varie generazioni. Palazzo Rospigliosi è la struttura-cardine che lega la città alla Storia, essendo stata la roccaforte che ha tentato di sbarrare la strada al potere temporale quando sono sorti i contrasti con il Papato. E' uno scrigno che merita, tutto, di essere visitato, nei minimi dettagli, dai riferimenti pittorici alle sale di pian terreno che risultano a misura d'uomo. Dagli attrezzi esposti alle lavorazioni particolari sul piano artistico, dagli affreschi ai rilievi. Tanto che un'apposita associazione gestisce la diffusione culturale di questo palazzo, che sembra, per la forma, abbracciare l'osservatore forestiero quando arriva sulla piazza centrale del paese. E' museo, d'accordo, ma propone anche un buon senso di modernità, e questo non sfugge, all'occhio del visitatore. Merita di non essere visto con insana fretta. Di Zagarolo si possono dire diverse cose, a cominciare dai compatti boschi che avvolgono la parte sottostante il centro abitato, sotto Porta San Martino che è uno degli ingressi in città. Per passare al vino buono che fanno da queste parti, che si serve, dicono, "a secchi", e alla cucina, particolarmente saporita, tra la pasta lavorata coi funghi porcini, la cacciagione e le tante verdure servite a tavola. Una tradizione duratura è quella del tordo matto, gustoso involtino di carne di cavallo, riconosciuto tra i prodotti tipici della città. Al vino è dedicata, nella prima domenica di ottobre,la Sagra dell'Uva con la mescita e la distribuzione dei vini tipici locali, che fanno di questo paese un posto apprezzato, e buono, come è il nettare degli Dei rappresentato nella terra dei Monti Prenestini. Il bianco è famoso con due versioni Doc, Zagarolo e Zagarolo Superiore. Zagarolo, città vivace e capace di grandi iniziative, è stata tra quelle che hanno fondato l'associazione "Città del Vino" e della "Strada dei Vini dei Castelli Romani". Tra gli altri eventi si segnala nella terza decade di giugno la collettività apprezza l'iniziativa musicale "Cover the Top",  un festival di Cover Bands emergenti a respiro nazionale. Un altro tipo di musica, canto corale polifonico, viene ricordata dal prestigioso concorso con la fervida attività dell'orchestra Goffredo Petrassi. Nel mese di luglio infine si organizza la a Notte Bianca, con la collaborazione dell'associazione commercianti zagarolesi. Molti i personaggi che hanno legato il proprio nome a Zagarolo, a cominciaredal cardinale Marcantonio Colonna, che nacque a Marino e morì a Zagarolo nel 1597, oto per la vittoria nella battaglia di Lepanto contro i Turchi. Il compositore Goffredo Petrassi, cittadino di Zagarolo, nato nel 1904 e deceduto a 99 anni! M. E ancora Max Gunther, celebre pittore, nato a Zurigo (Svizzera) nel 1934, morto a Zagarolo nel 1974, a soli 40 anni. La deputata e scrittrice Carla Capponi (1918-2000), l'attore Angelo Infanti (1939-2010), conosciuto sia per aver fatto parte del cast di un gigante come "Il Padrino" che per aver vinto il David di Donatello nel 1982 per il miglior attore non protagonista in "Bianco, rosso e Verdone", e infine il  fotografo Umberto Pizzi, classe 1937, fotoreporter dal 1963.

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