Chiesa di Gesù e Maria

Indirizzo
Via Padre Bernardo, 00010 Moricone RM, Italia
Il prospetto della chiesa di Gesù e Maria a Moricone, a capanna semplice con doppio spiovente, è in muratura intonacata e non presenta altro elemento in rilievo se non l'incorniciatura della porta d'accesso, in marmo e con timpano spezzato sorretto da mensole laterali. Un finestrone rettangolare si apre nella parte alta con una lieve cornice modanata. L'interno è a unica navata coperta a botte, con tre cappelle laterali per parte e profonda tribuna quadrata, in cui si erge l'altare in marmi policromi con complessa incorniciatura. Un pesante intervento di ridipintura ne ha alterato completamente l'aspetto originario. Come ricorda una lapide murata in controfacciata la chiesa, intitolata al Santissimo Salvatore e alla Vergine Maria, venne consacrata nel 1639 dal vescovo suffraganeo di Sabina Brandimarte Tomasi, dietro le suppliche del Ministro Generale degli Scolopi S. Giuseppe Calasanzio. Nella fenestrella confessionis dell'altare maggiore vennero collocate le reliquie dei santi Gaudenzio, Massimo e Vincenzo. Tuttavia, un più piccolo edificio dedicato al Santissimo Salvatore esisteva già prima della nuova fabbrica seicentesca, risalente sicuramente almeno al secolo XV, dal momento che vi era venerata la tavola del Salvatore oggi conservata nella chiesa parrocchiale. Quando nel 1619 S. Giuseppe Calasanzio ottenne dal principe Marco Antonio Borghese, nipote di Paolo V, e dalla Comunità di Moricone di potervi istituire la Congregazione Paolina delle Scuole Pie con lo scopo di istruire gratuitamente i fanciulli, vennero messi a disposizione dei Padri Scolopi l'Ospedale di S. Antonio come sede per le scuole e abitazione dei padri e la chiesa del Salvatore come edificio di culto, entrambi al di fuori della cinta muraria del borgo (la donazione è del 19 ottobre 1620). Molto presto ci si rese conto che l'Ospedale di S. Antonio non era utilizzabile per le cattive condizioni e si iniziò la costruzione di un vero e proprio convento accanto alla chiesa che era stata assegnata. La vecchia chiesa del Salvatore era in realtà “in stato rovinoso e quasi fatiscente”; gli Scolopi provvidero a restaurarla ma anche a ridurla di qualche metro dalla parte dell'entrata e fino al 1639 essa fu decorosamente officiata. Doveva essere molto antica e probabilmente dipendente dall'Abbazia di Farfa; da una Visita apostolica del 1636 eseguita dal cardinale Altieri vi risultano, oltre l'altare maggiore con l'icona del Salvatore, due altri altari, dedicati rispettivamente alla Pietà e alla Natività, probabilmente decorati con affreschi. Nella stessa visita si fa cenno alla nuova fabbrica "a paucis annis constructa...", ovvero alla chiesa edificata dagli Scolopi. Finché questa non fu consacrata, l'antico edificio continuò ad essere officiato ma subito dopo venne chiuso. Il Calasanzio aveva autorizzato la costruzione della nuova chiesa nel 1631 e la prima pietra venne posta il 19 maggio di quell'anno alla presenza della popolazione e dei principi Borghese. Tuttavia i lavori di costruzione procedettero molto a rilento, anche per mancanza di denaro e nel 1636, in occasione della Visita Altieri sopracitata, non era ancora terminata. Essa fu consacrata solennemente il 19 maggio 1639 dal vescovo Brandimarte Tomasi, come risulta dalla lapide ora murata in controfacciata, fatta incidere da padre Stefano Cherubini degli Angeli, superiore e procuratore generale dell'Ordine; sicuramente essa non era ancora completamente ultimata. Il tabernacolo dell'altare maggiore fu infatti posto in opera nel 1641. Nella Visita canonica di padre Giuseppe Fedele della Visitazione del 1642 vengono rilevate sei cappelle, dedicate rispettivamente al Salvatore, a S. Cecilia, a S. Atanasio, a S. Carlo Borromeo, a S. Antonio Abate e a Maria Vergine. I Padri Scolopi celebrarono nella nuova chiesa fino al 1732; dopo questa data la chiesa e il Convento vennero assegnati dalla diocesi di Sabina ai Padri Minimi di S. Francesco di Paola, che vi rimasero fino al 1807. Dal 1839 vi risiedono i Padri Passionisti. A questi ultimi si deve, nel secolo passato, la distruzione dell'antica chiesetta chiusa dal Calasanzio, al posto della quale fu completata la costruzione del Convento. Unica testimonianza superstite dell'antico edificio è un frammmento di affresco sulla vela di una volta a crociera con la rappresentazione di S. Giovanni Evangelista, databile al secolo XVI. Gli stessi padri hanno operato più recentemente una ristrutturazione dell'edificio che ha eliminato tutti gli altari laterali salvo quello dedicato al Beato Bernardo Maria Silvestrelli, morto in santità nel 1911 e beatificato nel 1988 da papa Giovanni Paolo II. La chiesa è divenuta meta di pellegrinaggi dal quando vi sono custodite le spoglie del beato Silvestrelli.