Chiesa di Santa Caterina

Indirizzo
Via San Sebastiano, 00069 Trevignano Romano RM, Italia
La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria a Trevignano Romano sorse entro un antico edificio romano, del quale rimangono alcune arcate cieche costruite in “opus reticulatum” di selce nera, probabilmente nel corso della seconda metà del XV secolo. Conserva un affresco del '500 alquanto deteriorato, una statua policroma di S. Antonio Abate del '600 e un monumento sepolcrale dell'abate Tommaso Silvestri, educatore dei sordomuti e inventore del “metodo fonico”. Con interventi del 1620 vennero aggiunte al luogo di culto cateriniano le due cappelle laterali, dedicate rispettivamente quella occidentale a S. Antonio abate e quella sul lato opposto a S. Bernardino e S. Rita. Il portale e le due finestre a pianta quadrata sono state inserite nel XV secolo nel corpo di una preesistente struttura muraria ad opera reticolata che, in quei tre punti, risulta difatti danneggiata intenzionalmente per poter ritagliare lo spazio necessario a tale innesto. Lacerti di questo tipo di paramento, caratterizzato in basso da una serie di archi ciechi, sono anche visibili sia lungo il lato occidentale, dove le archeggiature sembrano risalire dal margine meridionale verso nord, sia su quello settentrionale: in entrambi i casi il paramento in questione si è in effetti conservato prevalentemente nella parte inferiore delle sezioni murarie risparmiate dalle posteriori aggiunte, costituite rispettivamente dalla cappella di S. Antonio Abate e dall'abside. Lungo il lato occidentale è visibile in basso, a ridosso del corpo della posteriore cappella, quanto resta di un ulteriore accesso all'edificio, successivamente tamponato ma verosimilmente pertinente alla fase più antica della struttura in opera reticolata, tanto da risultare ormai interrato per più di un metro. Si è probabilmente di fronte al portale di forma rettangolare dell'originario fabbricato in reticolato, realizzato anteriormente al XV secolo: ne consegue che la facciata era rivolta verso occidente ed era perciò diversamente orientata rispetto alla successiva chiesa di S. Caterina; per giunta il piano di calpestio originario si trovava più in basso rispetto a quello attuale, risalente ad età moderna. È probabile che l'originario edificio al quale sono da riferire le cortine in opera reticolata, fosse una tipica chiesa romanica d'impianto basilicale (suddivisa forse in tre navate) che presentava esternamente, sia lungo la facciata che lungo i lati, una successione di arcate cieche, rifacendosi a schemi decorativi, e forse planimetrici, caratteristici del romanico pisano, quali si riscontrano in aree non lontane e cioè nella Tuscia, nel Senese e nel Volterrano. In particolare la facciata, estesa per circa 12 metri, consente d'ipotizzare una estensione dell'edificio in lunghezza (cioè verso est) superiore ai 18 metri, sulla base del tipico rapporto facciata/fianchi 1:1,5. Ma è specialmente la decorazione della facciata ad archeggiature cieche, progressivamente sempre più alte a partire dalle estremità, a riprodurre da vicino un motivo riscontrabile ad esempio in area senese nel corso del XII secolo (in primo luogo nelle, seppur più rifinite, facciate delle Pievi di S. Pietro in Villore a S. Giovanni d'Asso, di S. Giovanni Battista a Corsano e di Pomarance).