Monastero di Santa Maria in Monte Dominici

Indirizzo
Via della Libertà, 21, 00010 Marcellina RM, Italia
La più antica notizia sul luogo ci è fornita dalla Chartula Sancti Januarii del 956 contenuta nel Regesto Tiburtino e pubblicata dal Bruzza nel 1880, in cui si nomina come uno dei confini del fondo Carignano il "Monte che è detto di Domenico", alludendo a tutto il territorio di Marcellina, compreso quello in cui sorse la chiesa di S. Maria, che era proprietà di un certo Domenico. Da qui il toponimo, ribadito nel 1218 in un documento di conferma al Monastero di S. Paolo fuori le Mura che nomina il Monasterium Sancte Marie montis Dominici. Altre notizie riguardanti la chiesa di S. Maria in Monte Dominici ci sono fornite da una bolla di Anastasio IV del 1155, con la quale ne venne dichiarata l'immunità fiscale sia nei confronti di Gregorio, signore di Marcellinum, sia dei signori di Palombara e Monticelli. Nel 1218, con bolla di Onorio III, diviene proprietà dei Monaci di S. Paolo fuori le mura. Nel 1391 Bonifacio IX la dona a Giacomo Orsini e da questo momento in poi subisce le sorti dei feudi Orsini della zona (prima passando ai Cesi, poi ai Borghese). La chiesa ebbe fin dall'inizio un'importante funzione aggregatrice in seguito alla quale, fin dall'XI secolo, venne a formarsi il nucleo abitato di Marcellinum. Probabilmente essa venne costruita, in questa stessa epoca, su una precedente cappella edificata a sua volta sulle rovine di una villa romana; un primo intervento di risistemazione, che prevedeva anche la decorazione che in parte ora è visibile, fu eseguito nei primi decenni del XIII secolo. Alla fine del Medioevo furono probabilmente effettuate delle trasformazioni dell'impianto, che testimonierebbero un mutamento di funzione del complesso: alla facciata fu addossato un edificio, forse residenza dei monaci, costruito con materiali di risulta e anche l'accesso alla chiesa fu mutato. La facciata a capanna semplice introduce in una sorta di endonartece, che in realtà è l'antico transetto; la navata è unica con due altari ai lati e le pareti affrescate. La tribuna d'altare presenta una incorniciatura in stucco con colonne laterali e timpano spezzato di coronamento. La copertura è a capriate. Attualmente la chiesa mostra un aspetto modesto, a causa dei molti rifacimenti subiti, l'ultimo dei quali, effettuato verso la fine del XVII secolo, vide capovolto l'orientamento originale, ponendo l'altare dove c'era l'entrata e viceversa l'entrata dove c'era l'abside. Stessi inappropriati rimaneggiamenti furono eseguiti sugli edifici che le sorgevano accanto, tanto che tutto il contesto ambientale ne rimase stravolto. In origine la chiesa doveva essere preceduta da un portico e sulla muratura esterna ancora restano tracce di una cornice romana a dente di sega; inoltre due piani del campanile romanico, incassato nella navata, sebbene murati per ragioni di statica, restano in piedi. Si sono conservati anche due stipiti appartenenti probabilmente al portale d'accesso originario e ora formanti i montanti della porta laterale della Sacrestia. Nel 1950 la Soprintendenza ai Monumenti del Lazio avviò una campagna di restauri volti a riportare in luce i resti degli antichi affreschi romanici e la struttura muraria originaria, con altri resti di decorazione pittorica risalenti alla fine dell'XI secolo. L'intervento venne completato nel 1978.