S.Benedetto ad Enfide

Indirizzo
Strada Provinciale 108a, 00021 Affile RM, Italia
Eretto, in una compatta trama medioevale, su di una collina di tufo alle pendici meridionali dei monti Ernici, Affile sorveglia l'alta valle dell'Aniene, pago della sua posizione panoramica. E già nel suo stemma araldico sembra dichiarare l'orgoglio dei suoi beni primari: un aspide attorcigliato su di un tralcio di vite color rubino. E con esso, la fierezza di un vitigno autoctono che già ai tempi dei romani aveva trovato fama e grande diffusione: il Cesanese. I primi coloni romani nei loro lotti - rammentati anche da Frontino per la loro sistemazione in centurie - si erano impegnati infatti in un'intensiva opera di disboscamento (cesae, luoghi dagli alberi tagliati) per liberare aree da adibire a pregiati vigneti che col tempo vennero riconosciuti per le loro elevate qualità, tanto da essere citati perfino negli stessi Statuti Municipali col monito a: “pene severissime per chiunque avesse avuto l'ardire di recare danno alle vigne“. Il primo insediamento romano (oppidum Afile) era sorto a cavallo tra gli stanziamenti delle prime popolazioni italiche degli Ernici e degli Equi,  per il controllo della via Sublacense e man mano aveva assunto la configurazione di un abitato vero e proprio fin tanto che, col nome di Effidis e Enfide, veniva assegnato all'Abbazia di Subiaco. E proprio qui, la tradizione letteraria di Gregorio Magno, colloca la prima vicenda miracolosa di S. Benedetto, quella detta del vaglio rotto (vaso di coccio) che trova la sua magistrale illustrazione pittorica nella basilica inferiore del Sacro Speco a Subiaco: “…Giunti alla località chiamata Enfide ( ..) presero dimora presso la chiesa di S. Pietro. ( ..) la nutrice aveva bisogno di mondare un po' di grano e chiese alle vicine di prestarle un vaglio di coccio. Avendolo però lasciatolo sbadatamente sul tavolo, per caso cadde e si ruppe.(..) ed ella disperatamente cominciò a piangere. Il giovanetto (..) ebbe compassione (...) e quando si rialzò dalla preghiera, trovò al suo fianco lo staccio completamente risanato, senza un minimo segno di incrinatura : non c'è più bisogno di piangere – disse consolando dolcemente la nutrice - il vaglio rotto eccolo qui, è sano!” Patria, quella di Affile, di vecchi mastri e di antico ingegno, quale quello di costruttori di organi, ne fanno ancora testimonianza gli splendidi esemplari della cattedrale di Anagni, dell'Abbazia di Monte Cassino o di quello di S. Maria in via Lata. Terra dunque ricca, ma anche asprigna, specie nel suo paesaggio naturale che rivela nel suo misterioso Pertuso – un cunicolo orrido di anfratti e grotte – che, ingoiate le acque del Carpine, le rigetta orgoglioso in una fragorosa cascata nella valle sottostante.