Villa Adriana

Indirizzo
SP52a, 188, 00010 Tivoli RM, Italia
Fu realizzata tra il 125 e il 134 d.C. dall'imperatore Adriano a sud-ovest di Tivoli su una superficie (80/120 ettari) superiore a quella di Pompei, come sua residenza imperiale nelle vicinanze di Roma. Più che una villa, quella dell'imperatore protagonista del famoso romanzo di Margherite Yourcenar, “Memorie di Adriano”, era un “museo diffuso” dell'antichità. Personaggio inquieto ed intellettuale, incostante ed avventuroso, amante dei viaggi e della multietnicità, oltre che appassionato di architettura, Adriano (magistralmente impersonato da Giorgio Albertazzi ogni estate da anni proprio tra le vestigia della villa) affidò ad esperti artisti, sotto la sua supervisione, la rielaborazione di celebri monumenti che aveva visitato nel corso dei suoi viaggi in tutto il mondo allora conosciuto. Tra i più famosi il Canopo, che ricorda l'omonima città egiziana e il lungo canale che la collegava ad Alessandria, è un bacino d'acqua circondato da portici e aiuole che si conclude con un grande ninfeo a forma di esedra, probabilmente utilizzato per banchetti all'aperto; il Pecile, monumentale quadriportico che racchiude un giardino con una grande piscina centrale, il Liceo, il Pritaneo, l'Accademia, la Valle di Tempe. Nei settori residenziali e nei padiglioni della Villa, invece, si snodavano, secondo un preciso disegno in cui convergevano soluzioni architettoniche, arredi e architetture arboree, le gallerie di ritratti di filosofi e di imperatori. Da segnalare anche il “rifugio” privato di Adriano, il Teatro Marittimo, dotato di un piccolo impianto termale per i suoi momenti di relax, che si staglia su un'isoletta rotonda, collegata alla terraferma da un ponte in muratura. Non mancavano un ippodromo e uno stadio. Entrata nel novero dei Monumenti Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco nel 1999, Villa Adriana condivide con molti altri celebri siti archeologici il paradosso di essere nota e scavata da più di cinquecento anni, pur rimanendo in gran parte sconosciuta nella sua sostanza. Dopo gli anni della magnificenza, la Villa fu saccheggiata delle sue meraviglie e conobbe lunghi secoli di oblio, durante i quali divenne "Tivoli Vecchio", ridotta a cava di mattoni e di marmi per la vicina città di Tivoli, importante sede vescovile.Solo alla fine del '400 gli archeologi la identificarono nuovamente come la Villa dell'Imperatore Adriano di cui parlava l'Historia Augusta, e nello stesso periodo Papa Alessandro VI Borgia promosse i primi scavi all'Odeon, durante i quali vennero scoperte le statue delle “Muse sedute” che attualmente si trovano al Museo del Prado di Madrid. Nel corso del Settecento, Villa Adriana divenne una tappa fondamentale del Grand Tour dei ricchi nobili inglesi, disposti a spendere qualsiasi cifra pur di esibire nelle loro dimore statue o vasi provenienti dalla villa, come preziosi trofei di viaggio. Particolarmente attivo fu Gavin Hamilton, antiquario inglese e mercante d'arte, assieme al tivolese Domenico De Angelis: il loro scavo al Pantanello rinvenne un'enorme quantità di sculture. Solo a fine Ottocento, dopo vari passaggi di proprietà e frazionamenti, la Villa fu in parte acquistata dal Regno d'Italia e iniziarono i primi lavori di restauro.